Cosa è meglio per l’acqua potabile? Il cloro e la sua puzza, oppure un esercito di microrganismi patogeni?

Si tratta di un quesito molto difficile, però cercheremo qui di seguito di conoscere meglio questa sostanza. Il cloro deriva dal greco chloròs e significa “verde pallido”.

Si tratta di un elemento chimico il cui simbolo è CI ed il suo numero atomico il 17. Questo nome gli è stato presumibilmente attribuito anche per il colore verde giallastro che assume il cloro sotto forma di gas. L’odore acre e soprattutto soffocante ed il colore sgradevole, sono il sinonimo di tossicità. Pertanto ciò rende questa sostanza un elemento da usare con estrema cautela.

Questo elemento sotto forma gassosa è quasi due volte più pesante dell’aria e sotto forma solida e liquida diventa un potente agente disinfettante, ossidante e sbiancante. In natura lo si può trovare solamente combinato ad altri elementi. L’esempio più classico è rappresentato dal sodio che sotto forma di sale comune rappresenta l’unione ideale.

Inoltre è utile sapere che tutto il sale dissolto negli oceani è composto da cloruri e che per la flora invece costituiscono un micronutriente essenziale. Ma perché si utilizza il cloro? L’applicazione più importante di questa sostanza chimica si effettua nella depurazione dell’acqua.

L’acqua che viene prelevata per uso potabile da falde sotterranee,  bacini oppure da fonti superficiali è costantemente a rischio di contaminazione batterica. Pertanto si utilizza  il cloro poiché ha proprietà disinfettanti e candeggianti. Nel 1854, fu verificata per la prima volta, da un gruppo di studiosi, la relazione esistente, tra le infezioni batteriologiche e la qualità dell’acqua.

Pochi anni dopo, nella cittadina di Louisville negli Stati Uniti, fu sperimentata l’azione del cloro come agente disinfettante sull’acqua destinata all’uso potabile. Questa pratica abbinata ad un trattamento di filtrazione lenta con sabbia riuscì a debellare malattie come il tifo, il colera e la dissenteria,  che si propagavano attraverso l’acqua inquinata. Oggi gli acquedotti moderni utilizzano il cloro per evitare che l’acqua diventi veicolo di gravi infezioni.

Il cloro è veramente indispensabile per sterilizzare l’acqua?

L’utilizzo del cloro, purtroppo nel nostro paese è ancora indispensabile visto il pessimo stato in cui versano le condutture d’acqua. Si stima che gli acquedotti italiani abbiano perdite superiori al 60% e che le condotte siano ormai obsolete, anche perché  l’età media è superiore ai cinquant’anni. Pertanto l’uso di Ipoclorito e Biossido di Cloro per la disinfezione dell’acqua, continua ad essere obbligatorio, per evitare gravi infezioni.

Peccato però che oltre alla puzza ed al sgradevole sapore dell’acqua, queste sostanze, reagendo causino gravi problemi alla salute. Infatti è stato scientificamente dimostrato che i Cloroderivati utilizzati per la clorazione dell’acqua siano cancerogeni e genotossici. Il cloro si è scoperto che risulti essere tra le prime cause di tumori alla prostata ed alla tiroide e soprattutto che sia  il responsabile di gravissime alterazioni del DNA.

Ma come potersi difendere dall’azione di questa sostanza chimica?

Una soluzione rapida ed economica è rappresentata dalla microfiltrazione che oltre ad effettuare una filtrazione dell’acqua accurata elimina anche l’odore ed il sapore del cloro. Grazie al processo di microfiltrazione vengono trattenuti tutti i residui in sospensione, consentendo anche il completo assorbimento del cloro. Una lampada UV garantirà la completa debatterizzazione dell’acqua.

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